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Barry Lyndon is HardCore - Recensione

Barry Lyndon

C’è da dirlo.

Quando qualcuno realizza un capolavoro, è il caso di riconoscerlo.
Ebbene, cari lettori, questo è un capolavoro.
Indubbiamente, Barry Lyndon, tra tutti i personaggi dei film di Stanley Kubrick, è il più cazzuto.

Prendete il Sergente Hartman. Sembrerebbe lui il più hardcore, INVECE NO.

Alex DeLarge e i suoi Drughi? Non ci si avvicinano nemmeno.

Dunque, il nostro caro Barry, dall’inizio del film non fa altro che: pestare gente più grossa di lui, bere come una spugna, sparare, saltare, ballare, giocare d’azzardo, andare a letto con belle fanciulle, cambiare esercito una trentacinquina di volte, e molto altro!

…è vero che poi inciampa su suo figlio e gli viene amputata una gamba. Ma vabbè, questi sono dettagli.

Il film termina con la frase:

Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero, disputarono e giocarono a filetto, buoni o stronzi, belli o fuorifuoco, ricchi o poveri ora sono tutti uguali: sotto copyright.

Chi si estranea dalla Gotta….


Questa scritta anonima, questo grido di rabbia incredula, induce inevitabilmente a qualche riflessione. Una rissa di ipotesi si scatena nella testa del passante-lettore. La prima è che l’Unione Europea, alla faccia del protocollo di Cartagena, stia facendo da tempo il doppio gioco, di fatto introducendo nel settore agro-alimentare una quantità crescente di ogm, soprattutto nelle coltivazioni (mais druba, per esempio). E’ ovvio che in questo caso le persone maggiormente esposte ai più impensabili effetti collaterali sono i vegetariani e i vegani. La seconda ipotesi è che la scritta risalga al periodo pre-Goldrake (1974-79), e che la mano sia quella di un abitante di Vega, probabilmente un discendente della prima generazione di Vegani, la quale entrò in contatto con la popolazione terrestre in Europa, già nell’Alto Medio Evo, contraendo numerose malattie diffuse all’epoca; alcune tra queste sarebbero poi divenute ereditarie, giungendo fino a noi, anzi, a Loro. La terza ipotesi, derivante dalla seconda, è che si tratti di un abitante di Vega divenuto vegan, ma gli ha detto male. Non sono a conoscenza di casi di Vegano vegano, anche se l’antropologa Latoya Barsanti una volta mi ha rivelato che un Vegano vegano ha fatto la comparsa nel film “Rimini Rimini” del 1988. Certamente non avrebbe potuto partecipare alla lavorazione di “Prosciutto Prosciutto” di Bigas Luna. La quarta ipotesi, la più affascinante, è del filosofo norvegese Olaf Ebbre, cito le sue testuali parole: “Cazzoficaculopocceboccatetteanolinguaculolillipoppò”.

IL SUPERFLUO nuova serie N°1

IL SUPERFLUO riparte (o almeno ci prova) con una nuova serie, scritta peggio, impaginata peggio, in una parola: “peggio”. Nuove rubriche ancora più inutili corredate da immagini che sembrano realizzate da un grafico da un idraulico al quale abbiano impiantato il cervello di un beluga.

Durerà? Chi può dirlo! intanto sorbitevi il numero uno, io vado a sistemare la mia collezione di scatolette di tonno.

(cliccare sull’ immagine per ingrandirla, eh!)

il superfluo nuova serie n°1

La foto del Giorno


Eeeeh sì……c’è Mal contento in Italia.

Il capro espiatorio della settimana: CARLOS ALBERTO PALACIO VALDERRAMA

valderpiantaEccoci di nuovo al nostro consueto appuntamento hrmh… settimanale dedicato alla ricerca del capro espiatorio.

Dopo il cavallo e la forchetta il terzo appuntamento di questa rubrica non poteva che essere dedicato a lui.

Il capro per me di questa settimana è:

CARLOS ALBERTO PALACIO VALDERRAMA

Perché prendersela con Valderrama:

Valderrama è un ex calciatore di ruolo centrocampista offensivo. “offensivo”, capito? Valderrama è di nazionalità colombiana, dunque è un extracomunitario, dunque per forza di cose ci ruba il lavoro e ci violenta le donne, o almeno lo farebbe se solo gli si presentasse l’occasione. Inoltre in Colombia c’è pieno di droga e prostituzione. Valderrama ha le sopracciglia e i baffi neri, il che fa dubitare che sia un biondo naturale. La capigliatura ingombrante di Valderrama poi è di notevole disturbo per chiunque abbia la sfortuna di doversi sedere dietro di lui al cinema, al teatro o a una gara di corsa coi sacchi (ma anche a una gara di corsa di cosacchi).

Crimini e colpe di Valderrama:

Una volta Valderrama dovette farsi quattro giorni di carcere per aver aggredito un poliziotto, che è una cosa brutta da farsi, un’altra volta invece ebbe un figlio in seguito a un rapporto extraconiugale, questa cosa è grave soprattutto per il fatto che la donna con la quale Valderrama ebbe ad intrattenersi sessualmente era una giornalista e i giornalisti, come dice Beppe Grillo, sono tutti malvagi e servi del potere per definizione, così come del resto lo sono quasi tutte le persone che non sono Beppe Grillo, poiché lui solo è il santo, lui solo è il signore, lui solo il larghissimo Beppe Grillo. Valderrama in tutta la sua carriera ha ripetutamente preso a calci degli indifesi palloni, questo malgrado le denunce da parte delle associazioni contro la violenza ai danni dei palloni da calcio e degli oggetti inanimati in generale. Valderrama è stato un calciatore di successo, ma tutti sappiamo che il successo di qualcuno è il fallimento di altri e chissà quanti ne ha visti e quanti ne vedrà di calciatori tristi che non hanno vinto mai ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar. Il remake di Robocop annunciato dal regista Darren Aronofsky è stato annullato, ma Valderrama in tutto ciò non ha nessun merito.

Adesso che sapete quanto questo individuo sia pericoloso munitevi di torce fiammeggianti e forconi e prendete parte alla spedizione per la distruzione del mostro, il pullman partirà dalla Piazza Martiri di tangentopoli del paesino di San Prepuzio alle ore 6,37 della mattina di giovedì scorso. Il prezzo del biglietto è di 5672 euro e 95 centesimi. Alle ore 12,85 (di un giorno qualunque) è prevista una sosta di 7 minuti all’autogrill nei pressi di Vancouver, in Australia. Ora dell’arrivo previsto a Santa Marta in Colombia: non pervenuto.

PORNO-SUBBUTEO

Parallelamente ai Mondiali di Calcio in Sudafrica si sta svolgendo a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, l’altrettanto appassionante primo Mondiale di Porno-Subbuteo.
Si tratta, come il nome lascia intuire, di un nuovo sport interdisciplinare, paragonabile alla chess-boxe, dove gli atleti alternano la scacchiera ai guantoni da pugilato, che, è da sottolineare, non si tolgono mai durante l’incontro, rendendo disagevole l’attuazione delle mosse.
Nel Porno-Subbuteo invece il nemico-amico numero uno del giocatore è sostanzialmente la concentrazione, difficile da mantenere, in quanto durante il match, di 90 minuti, viene mostrato un video hard della stessa durata, a tutto volume. In confronto il suono petulante e insistente delle vuvuzelas sudafricane giungerebbe come un effluvio di miele ai padiglioni dei contendenti.
Il Porno-Subbuteo nonostante le apparenze è anti-spettacolare: non si contano i falli, la partita non raggiunge mai i livelli di fluidità del film che viene contemporaneamente mostrato.
Per partecipare al Mondiale non è sufficiente essere provetti subbuteologi, ma occorrono precedenti penali a sfondo sessuale (atti osceni in luogo pubblico, condanne per strupro, molestie sessuali, pedofilia, zoofilia, ecc.). I giocatori, che vedono nel porno-subbuteo un’occasione di riscatto, umano e sociale, lottano però strenuamente con la rievocazione audio-visiva di fantasmi di un passato difficile. Per garantire loro la privacy, essi utilizzano nomi di pura finzione. E’ proibito inoltre l’uso della macchina fotografica da parte dei giornalisti presenti; il sottoscritto ha però rubato uno scatto durante Spagna-Portogallo:

Il rappresentante dell’Italia, Rocco Protti, che ha ottenuto un permesso speciale per poter giocare, in quanto attualmente sta scontando la pena all’Ucciardone, dopo una brillante vittoria ai danni del Paraguay, alla vigilia del secondo incontro con il neozelandese Fallon, è fuggito e risulta tutt’ora latitante.
Il favorito per la vittoria finale quindi adesso è il maniaco russo Viktor Nekiavanelenko, che dopo aver eliminato il sudafricano Nelson Mandacela, affronterà la sopresa ghanese Tazzanno Nazzinna, che ai rigori ha avuto la meglio sul talentuosissimo ma debosciato portoghese Fabio Cointreau Ansimao. Grande delusione il camerunense N’Gollo che, eccitato dalla visione di “Sicilia scambista”, nell’intervallo della partita con l’Uruguay è stato sorpreso in bagno mentre cercava di imitare il nostro Vate D’Annunzio, venendo di conseguenza squalificato.
Il mio personale pronostico, giunti ai quarti, è che la vittoria finale sarà una questione tra Nekiavanelenko e l’argentino Barzotti. Chi vivrà, verrà.

SACCO E VANZINA

La locandina del film
Il noto regista anarchico Carlo Vanzina ha ultimato le riprese del suo progetto più ambizioso, che stava rimandando ormai da quasi 10 anni, “Totò e Peppino al G8″.
Per motivi logistici la location è stata spostata da Genova a La Valletta, nella simpatica e democratica isoletta di Malta.
Qualche indiscrezione sulla trama: Totò e Peppino, due sempliciotti napoletani che si ritrovano per caso al G8 del 2001, simpatizzano coi manifestanti, e non trovando un posto per dormire, si recano alla Scuola Diaz, occupandola. Al calar della sera però il nucleo antisommossa fa irruzione nell’istituto e i nostri protagonisti vengono incolpati della fabbricazione di due molotov, in realtà due bottiglie di limoncello che si erano portati da Napoli. Ciònonostante i due simpatizzano con i poliziotti, che, disposti a perdonarli, li invitano a una festa cilena alla caserma di Bolzaneto per bere insieme il limoncello. La notte che i due passeranno là sarà effettivamente molto cilena…..

Gran finale in pieno stile steampunk con l’invasione di Genova da parte di Annibale e il suo esercito, con i canguri al posto degli elefanti e soldati nani nei marsupi.
Il cast è semplicemente da urlo ai pantaloni: Totò e Peppino avranno i volti e i costumi dei due testimonial del numero telefonico 892-892 (ricordate?), il solito Elio Germano sarà Carlo Giuliani, mentre Margherita Buy e Sergio Rubini saranno i suoi genitori; Riccardo Scamarcio farà Placanica, Adriano Pappalardo vestirà i panni di Scajola, Jerry Calà quelli di Manganelli, mentre il capo della polizia Gianni De Gennaro sarà interpretato da Cesare Cadeo. Apparizioni cameo per la nonna di 4 salti in padella che nel film dà rifugio a casa sua a Totò e Peppino e il gorilla del Crodino come black bloc. Vera  e propria chicca è la presenza (nel ruolo di Casarini), del Gabibbo, che come sapete ha al suo interno un attore che gli dà vita, dentro cui c’è Renato Brunetta.

Pubblicità regresso (nuovamente lei)

Benché qualche post addietro ne abbia già discusso saggiamente - con la saggezza tipica del senex - il buon vecchio Trabeoscopio, non riesco a trattenere le mie perplessità per la campagna pubblicitaria della nota marca di jeans “Diesel”.

I manifesti della campagna Be Stupid. hanno invaso le pensiline dell’autobus qui nella stucchevole Pavia. Oggi, per la precisione, mi sono imbattuto in questo:

La Mona Lisa

Nel mentre che attendevo il 6, mi volgo a rimirar la pubblicità e resto un momento inebetito dalle generose mammelle (scala 1:1, tra l’altro) della signorina in questione. Un anziano alla mia sinistra coglie con scaltrezza - la scaltrezza tipica del senex - il mio attimo di smarrimento per attaccar bottone:

- “mi scusi giovinotto… ma mi spieghi un po’ lei che ne capisce… mi spieghi cosa vuol dire quella roba lì?”

- “mah… guardi, non saprei…”

- “ma cioè, cosa sta facendo quella là? Si sta guardando la gnocca?”

- “eh credo proprio di sì”

- “ma cosa vuol dire? e che pubblicità è?”

- “una marca di abbigliamento…”

- “ma se è mezza nuda!”

E qui mi blocco, incapace di fornire valide spiegazioni; inutile e impotente di fronte alla meraviglia del creato, all’ingegnosità dell’uomo, alla generosità delle mammelle.

Resto ancora un attimo a guardare il manifesto. Mi soffermo questa volta sul curioso abbinamento slogan-immagine.

Gli slogans di questa campagna sono in tutto 5 o 6 e ogni volta vengono accostati a immagini diverse.
Questo in particolare (tradotto) recita: “Gli intelligenti potranno avere il cervello, ma gli stupidi hanno le palle”. E la signorina, nel frattanto, si guarda la gnocca (o presunta tale) dentro le mutande.
Qualcuno, in indelebile nero, ha polemicamente chiosato “che schifo”.

Il capro espiatorio della settimana: LA FORCHETTA

forchetta testaSe avete graffiato l’automobile del vostro odiato collega di lavoro ma siete stati filmati da una telecamera di sicurezza, se avete truccato delle gare di appalto per favorire degli amichetti vostri, che in cambio vi hanno dato quel gormito che vi mancava, ma siete stati colti con le mani nella marmellata, se la polizia ha scoperto la vostra collezione di organi genitali femminili che nascondevate in cantina, non affliggetevi, piuttosto negate spavaldamente ogni responsabilità, anche davanti all’evidenza, negate e scaricate la colpa su qualcun’altro, perché ricordate che nell’Italia degli anni dieci, non il cane, ma il capro è il miglior amico dell’uomo, il capro espiatorio!

Il capro per me di questa settimana è:

LA FORCHETTA

Perché prendersela con la forchetta:

La forchetta è un oggetto contundente e in quanto tale può essere usato per arrecare dolore e morte.

La forchetta è stata inventata in Cina, dunque è una minaccia per il made in Italy ed è estranea alla nostra cultura. L’introduzione della forchetta in occidente fu giustamente avversata dalla Chiesa, in quanto nell’immaginario cristiano (e dunque nella realtà) era un oggetto usato dal diavolo, tanto che tale San Pier Damiani la definì “demoniaco oggetto”. Nel 1700 tuttavia anche la Chiesa si lasciò sedurre dall’infernale utensile. Se i legami satanici non fossero sufficienti c’è da tenere conto che la forchetta ci ruba il lavoro, ad esempio nella tecnica del taglio della cotoletta la forchetta ha lo scopo di tenere fermo il pezzo di carne mentre il coltello infierisce sul cibo e lo riduce in frammenti più facilmente ingeribili, tuttavia se le forchette venissero abolite il ruolo di immobilizzatore di cotoletta potrebbe essere affidato a delle figure professionali specializzate in tale compito, delle persone vestite come nobiluomini francesi del milleottocento potrebbero sedere di fianco al consumatore di cotoletta e tenere ferma la carne premendola contro il piatto con il dito indice, in questo modo si creerebbero moltissimi posti di lavoro e l’economia ripartirebbe. Forse non è un’ipotesi molto plausibile ma è la migliore che mi è venuta in mente. Attenzione particolare merita la forchetta di plastica, che in quanto tale non è biodegradabile e fa parte della categoria di utensili “usa e getta”, che vanno ad aumentare inutilmente la massa dei rifiuti, inoltre le forchette di plastica tendono a rompersi spesso e quindi a far si che il nome di Dio venga pronunciato invano.

Crimini e colpe delle forchette:

Tantissimi dei più sanguinari dittatori quali Hitler, Stalin, Pinochet e Pippo Franco si servivano abitualmente di forchette durante i pasti, sarà un caso? In un cortometraggio di Stan Lauren e Oliver Hardy, la forchetta usata da Stanlio si rifiuta di infilzare un’oliva. Nel 1995 Giacomino Martini, studente delle scuole elementari di Forlimpopoli ricevette un brutto voto perché in un compito scrisse la parola “forchetta” senza la doppia “T”. Con il termine “forchetta” si può anche intendere “forca di media misura” e la forca come tutti sanno era anche il nome con il quale veniva chiamato il patibolo destinato alla pratica dell’impiccagione, che non era mica una bella cosa. Cesare Lanza, autore di “Domenica IN”, “La fattoria”, “La talpa” e di altri crimini contro l’umanità è dotato di un discreto appetito, (come suggerisce anche la sua forma fisica), per questo motivo è definito da alcuni “una buona forchetta”. Il testo della canzone “Una forchetta di nome Giulietta”, presentata allo Zecchino d’oro nel 2007 presenta numerosi passaggi controversi, ad esempio si nota l’atteggiamento snob della protagonista, che si dimostra insensibile nei confronti del povero coltello che le fa la corte, Giulietta, più avanti nella canzone incontra il cucchiaio Romeo e se ne innamora, un passaggio della favoletta dice testualmente “Con quattro denti e un bel sorriso, sposò Romeo all’improvviso.” In una sola frase ci troviamo di fronte a due concetti altamente diseducativi, il primo: La forchetta anziché sposare un maschio della sua specie sceglie un cucchiaio, cosa potrà mai nascere da un’unione così bislacca? Una “cucchietta”? Un “forcaio”? Una buona canzone per bambini dovrebbe educare le nuove generazioni a ripudiare la mescolanza tra razze, poiché il meticciato, oltre a non piacere a Marcello Pera, mina alle fondamenta la nostra cultura, poi va a finire che non sappiamo più chi siamo e ci dimentichiamo dei nostri valori come la tutela della libertà, la solidarietà nei confronti del prossimo e il nostro profondo e maniacale razzismo. Il secondo concetto diseducativo: la forchetta si sposa con il cucchiaio all’improvviso, cioè senza prima fare una seria riflessione, come se il matrimonio fosse una cosa da prendere con leggerezza, sappiamo già come andrà a finire, conoscendosi meglio le due stoviglie impareranno a odiarsi, il matrimonio andrà in frantumi dopo neanche due anni e i figli ne soffriranno, magari si drogheranno, poi sotto effetto di stupefacenti si metteranno alla guida di un’autocisterna piena di materiale infiammabile, si lanceranno contro una fabbrica di fuochi d’artificio nei pressi di un asilo nido e causeranno la morte di un sacco di vite innocenti, è questo che vogliamo per il nostro paese? Se poi vogliamo rigirare la forchetta nella piaga possiamo aggiungere che la suddetta canzoncina non vinse neanche e quindi sicuramente provocò la delusione dei due piccoli interpreti che la presentarono al concorso.

Dopo aver letto tutto questo fate una riflessione, quante volte vi siete seduti a tavola con la vostra più acerrima nemica senza neanche rendervene conto?

Il capro espiatorio della settimana: IL CAVALLO

capro chiamato cavalloQuanti errori, malefatte, ingiustizie vengono commesse ogni giorno, quanti casi di manifesta incompetenza, quanti problemi ancora da risolvere, quante speculazioni, quanti crimini.

Oggi più di ieri, nella nostra società, è diventato essenziale trovare qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa di tutto, un capro espiatorio che ci liberi dall’opprimente dovere di assumerci le nostre responsabilità, che ci lasci cioè il piacere di continuare a far il cazzo che ci pare fregandocene delle regole, della competenza e di qualsiasi concetto di buonsenso.

Questa rubrica si occuperà pertanto di individuare una vittima sacrificale sempre nuova sulla quale scaricare le nostre colpe e che ci consentirà quindi di guardare ai nostri errori con gli occhi puri e innocenti di chi ha subìto e non di chi ha inflitto.

E’ molto probabile che la suddetta rubrica non venga pubblicata settimanalmente come dovrebbe, tuttavia la colpa non è da attribuirsi alla nostra redazione, bensì ai commercianti di lenticchie.

Il capro per me di questa settimana è:

IL CAVALLO

Perché prendersela con il cavallo:

Innanzitutto dal punto di vista evolutivo è un essere inferiore, inoltre il cavallo è molto diverso da noi, sia nell’aspetto che nelle abitudini. Come se questo non fosse abbastanza increscioso c’è da aggiungere che i progenitori degli attuali cavalli domestici erano originari del Nordamerica, solo successivamente si trasferirono anche in Asia e in misura inferiore in Europa, questo fa dei cavalli degli immigrati a tutti gli effetti e malgrado occupino abusivamente i nostri territori da milioni di anni non hanno ancora imparato a parlare l’italiano.

I cavalli non pagano le tasse e ci rubano il lavoro, da quando ci sono loro trovare un posto come trainatore di calesse è difficilissimo, i cocchieri tendono ad affidare agli equini questo compito perché possono assumerli a nero e limitarsi a pagarli con una manciata di fieno.

Crimini e colpe dei cavalli:

Nel film “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick un cavallo disarciona il figlio del protagonista causandone la morte. Nel cartone animato “Ken il guerriero”, Re nero, gigantesco cavallo del dittatore Raoul, è spesso correo dei crimini del regime. Incitatus, il cavallo nominato senatore dall’imperatore romano Caligola si dimostrò inadatto al suo incarico politico e pare che raramente si presentasse alle sedute. Una delle ipotesi sulla morte di Tutankhamon è che il faraone egiziano sia stato ucciso dal colpo di zoccolo di un cavallo. Il film Disney “Spirit cavallo selvaggio” ha incassato meno di molti altri lungometraggi animati. La cavallina storna della famosa poesia di Giovanni Pascoli non fece niente per impedire l’omicidio del suo padrone. Furia cavallo del west beveva solo caffè, cosa molto diseducativa dal punto di vista alimentare, dando il cattivo esempio ha spinto molti bambini nel tunnel della dipendenza da caffeina. Secondo una nuova versione potrebbe essere stato un cavallo a ostacolare Alfredo Milioni impedendogli di consegnare le liste del Pdl per la regione Lazio in tempo utile. Indossare modelli di pantaloni con il cavallo troppo alto, alla lunga, può rendere sterili. Cholla, il cavallo pittore, spesso rovescia i contenitori con i colori sporcando tutto il pavimento e sprecando del materiale, e poi lo pulisco io! Bucefalo, il cavallo di Carlo Magno, oltre ad avere paura della propria ombra aveva un nome davvero stronzo.

Questi sono solo alcuni esempi della cattiveria di questi animali.